Scelte di Maggio

In questi giorni una mia cara amica è alle prese con una scelta difficile, mentre la penso mi tornano in mente le mie scelte difficili, mi ricordo dello scorso maggio e di quando ogni volta che andavo alla stazione centrale mi esplodeva il cuore, ci avevano messo un timer gigante con un conto alla rovescia per i Commonwealth Games che avrebbero avuto luogo solo pochi giorni prima del mio matrimonio. Andavo alla stazione, vedevo quelle cifre giganti scattare mangiando il tempo rimasto e sentivo che mi mancava l’aria, che idea del cavolo pensavo, mettere un orologio così che innesca l’ansia alle persone. L’ansia pensandoci ora credo venisse solo a me, mi sembrava di tenere un segreto enorme e di non riuscirci neanche bene, mi usciva da tutte le parti, mi consumava. Non mi volevo sposare, adesso lo so, anzi adesso lo dico, perché in realtà lo sapevo anche allora ma era troppo assurdo, irrazionale e inspiegabile per essere preso sul serio. Pensavo che ignorarmi avesse più senso di darmi retta, chissà perché e soprattutto chissà come pensavo di potermi vivere insieme dopo, cioè, per il resto della vita. Magari passa, dicevo io. Magari passa, dicevano le mie testimoni, sempre più sudate. Nel frattempo il mio cuore ripeteva solo una parola. La diceva di notte quando mi teneva sveglia e mi faceva aprire gli occhi alle prime luci del mattino, sembrava la notte non esistesse più, e senza notte non c’è riposo, non c’è una pausa dai pensieri. La ripeteva quando guidavo e mi veniva da piangere, ho fatto più acqua io l’anno scorso che l’Inghilterra secondo me. Guidavo per andarmi a provare il vestito, per comprare le scarpe, per provare il menu di quel giorno. Il mio cuore continuava a fare quel suono ma lo tenevo sepolto sotto cento cuscini e lo sentivo poco, mi sa che non sta dicendo quello, pensavo, e continuavo a guidare e rigirarmi nel letto come un pesce. La testa intanto creava scenari di senso, metteva un po’ di raziocinio in quel casino di emozioni e io che mi ero insegnata a usarla più del cuore pensavo che fosse più giusto così, che mica puoi far scegliere la tua vita alla pancia. Perchè, perchè, perchè era la domanda di quei giorni. Volevo tantissimo qualcuno che mi dicesse cosa dovevo fare, anzi, qual era la cosa giusta da fare, quella che mi avrebbe portato la felicità suppongo. E poi non volevo fare infelice nessuno, che anche quello è un requisito per godersela, poi, la propria felicità. Era tutto molto difficile, e in sottofondo oltre alla musica che occupava ogni minuto delle mie giornate c’era sempre quel rumore del cuore, era un ritmo accattivante, andava sempre più veloce, è iniziato tipo musica new age e a tre settimane dal matrimonio era come essere a un rave con un cuore tecno che pompava no, no, no, no, no. Pensavo alle scelte degli altri e mi chiedevo come mai la risposta poi diventa chiara quando la si guarda dal futuro, o se è solo un’impressione, o un’illusione perfino. Se ripenso a un anno fa è molto chiaro come sarebbe finita, quando hai un cuore dj che mette una sola canzone, però capisco il mio prendere tempo e i tentativi della testa di cambiare musica. In quei tempi e ancora oggi sentivo forte il bisogno di una rassicurazione, di sapere che sarebbe andato tutto bene, che la vita, la felicità, le risate non sarebbero finite in alcun caso, che sarei stata ancora amata e accettata, sia da me stessa che dal resto del mondo.

Amica bella, andrà tutto bene, promesso.

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20 comments

    • Vero, difficile e impegnativo, poi sembra sempre di sentire qualcos altro, le interferenze sono all’ordine del giorno. SPero tu riesca alla fine a recepire il messaggio Tina!

  1. Bellissimo post, Riru, come sempre. Capisco tutto di quello che scrivi, anche io continuavo a rimandare una decisione importante per paura di rendere infelici gli altri, e nel frattempo stavo male io. Poi quando sono arrivata a Glasgow l’anno scorso, nel mezzo dei Commonwealth Games , e’ successa una cosa che mi ha fatto dire “basta”. Ed e’ stata la decisione migliore che potessi prendere.

    • Grazie Marta, come sempre del bel commento. Si vede che l’anno scorso io e te eravamo sintonizzate. Chissa’ quest’anno a te come va, spero bene, spero un casino di felicita’.

  2. Ho letto il post almeno 5 volte, è sempre incredibile come tu riesca a capirti e raccontarti. Io sono stata dall’altra parte della barricata, il mio (ormai ex) marito però è arrivato in chiesa, e ha “detto sì invece di dire no” (cit.). Anche lui pensava che fosse solo paura, si sentiva obbligato dalle aspettative della famiglia, sapeva che se avesse parlato molto probabilmente l’avrei lasciato e ha preferito rischiare e vedere come andava, ma è stato un disastro. Avrei preferito mille volte il dolore del prima a quello che ho avuto dopo, soprattutrto perchè avevo capito che c’era qualcosa che non andava ma lui ha negato fino allo sfinimento. Nel tuo caso ci sarà stato molto dolore, ma credimi, hai salvato tutti da un dolore ben maggiore

    • Cara Ilaria, grazie mille per condividere la tua storia e per questo commento. Mi spiace, cazzarola. Quando succedono queste cose non e’ bello stare da nessuna parte, non e’ bello proprio che spunti una barricata… grazie per ricordarmi che in effetti fossero state diverse le scelte, il risultato non sarebbe cambiato, ma solo posticipato. Spero tu ora stia bene e sia felice. Abbraccio!

  3. Scusa il secondo commento: volevo aggiungere che sì, ci vorrà tempo, ma TUTTO si sitema, perchè la vita ti sorprende in modi che tu non avresti MAI immaginato. Dillo alla tua amica!

  4. La tua amica ha una fortuna immensa ad averti. Sei una persona incredibilmente profonda, buona, sensibile e terribilmente forte. Il tuo post è bellissimo, non so come fai, ma trovi sempre le parole giuste e se non le hai aspetti di conoscerle e poi le scrivi…e sono sempre giuste.

    • Cara Lucy, grazie davvero per aver preso il tempo di scrivermi e usare queste parole cosi’ belle, sei molto gentile e lo apprezzo, e’ prezioso che qualcuno che ti conosce solo attraverso un blog ti faccia complimenti cosi’. Mi hai cambiato la giornata! un abbraccio

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