Del cordoglio

Ricky Gervais dice che da sempre nella sua famiglia il crimine più grande è essere noioso. Persino al funerale della mamma, lui e i suoi fratelli riescono a ridere: quando il parroco, per scrivere un’omelia, chiede loro che tipo fosse, suo fratello risponde che era una razzista convinta. Il parroco scioccato dice che non può descriverla così, e allora gli dicono, dai, scrivi che amava il giardinaggio. Sempre al parroco danno i nomi dei quattro figli, che li menziona durante la funzione creando grande ilarità: gli avevano dato uno dei nomi sbagliato.

Chi si augura serietà al proprio funerale, come se il dolore potesse avere solo quella forma e quel tempo? Come se la misura del bene dopo la morte fosse da calcolare in lacrime. Io vorrei che il mio ricordo mietesse sorrisi e risate: la volta che al compleanno di Kiki ho dato la torta ai camerieri senza dire che era una torta gelato, e a fine cena abbiamo bevuto il dessert. La volta che era il mio primo giorno di lavoro e avevo comprato delle scarpe nuove, ma mi avevano dato due scarpe sinistre. La volta che siamo andate a sentire i Blur a Londra. La volta che mi sono innamorata perdutamente.

E’ morto mio papà, aveva 78 anni, non stava bene da un po’, da più di tre anni era in casa di riposo con un Alzheimer che non gli faceva riconoscere nessuno, forse un po’ solo la mia mamma. Ci sono state alcune settimane difficili, quelle dell’incertezza e dello spavento ad ogni vibrazione del telefono: il prepararsi all’idea di perdere un genitore, temere per il suo dolore e spaesamento, sentire un malessere come prima di uno strappo.

Il giorno che quella telefonata è arrivata, ho prenotato un volo e il giorno dopo sono tornata, mentre scrivo sono ancora qui. Mia sorella mi ha chiamato la mattina appena è successo, ci siamo sentite un po’ di volte quel giorno. In una delle chiamate del pomeriggio ho risposto dicendo, sai, almeno adesso non ho più l’ansia quando rispondo. E lei mi ha detto: ti devo dire una cosa… è mancato il papà.

Al suo funerale mia nipote di due anni e mio figlio di tre hanno ricordato alla morte che rimane la vita. Io e mia sorella, insieme in prima fila con la mia mamma, abbiamo sbagliato tutte le volte che bisognava stare in piedi o sedute, perché non avevamo nessuno davanti da copiare.

Mio papà se ne va con tre rose sul ventre, un amo da pesca e una biro nel taschino: lo salutiamo con un sorriso e una risata, a lui sarebbe piaciuto così.

16 thoughts on “Del cordoglio

  1. Oh Riru. Avevo aperto il tuo blog per cercare un vecchio post e ho trovato questo.
    Una volta, in Laos, faceva un gran caldo e io e il mio compagno non avevamo con noi niente da bere. In lontananza abbiamo intravisto della gente che festeggiava e abbiamo detto, scherzando, come sarebbe bello se ci invitassero a unirci a loro! Con nostra grande sorpresa quando siamo passati accanto al gruppo siamo effettivamente stati invitati a unirci, e siamo stati un po’ lì con loro ad ascoltare musica e bere birra in un clima allegro. Dopo un po’ ho chiesto di che occasione si trattasse, ed è venuto fuori che era il funerale della nonna.
    Ho sempre pensato che quando me ne andrò vorrei un funerale così.
    Che belli il tuo bimbo e quello di tua sorella che portano vita!
    Un abbraccio.

  2. Ti mando un abbraccio grande.
    Capisco benissimo cosa stai passando.
    Anche nella mia famiglia si cerca sempre di ridere e ricordare le cose buffe che succedono nella vita. Tuo papa’ sorridera’ sicuramente e sarà fiero di voi.

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