La lingua che penso

Di solito non ci penso, e’ come respirare e leggere, parte di tutti quei fantastici fenomeni che ci compongono e che ormai succedono senza nota e senza sforzo. Poi un giorno esco dal mio flusso e per un attimo ci faccio caso, vedo lo scorrere delle lingue nella mia testa come treni che si incrociano e mentre sto leggendo in inglese Grazia Magazine noto i pensieri che escono in italiano. E’ tutto parte dello stesso grande codice che uso per decifrare il mondo, ognuno di noi ne ha uno fatto di idiomi e interpretazioni.

Succede con naturalezza, le mie due lingue stanno sedute vicine e escono quando il mondo le chiama, l’inglese corretto e efficiente anche se sempre avvolto dall’italiano che lo bacia di vocali e melodia, l’italiano sempre presente e non dimenticato con cui ancora scrivo, parlo e lavoro ogni giorno della mia vita scozzese.

Mi ricordo nell’anno a Berlino che il mio cervello era cosi’ assorto nell’assorbire e interiorizzare il tedesco, soprattutto mentre lavoravo in un caffe’ circondata da autoctoni, che quando alla cassa arrivavano clienti che parlavano inglese io facevo molta fatica a parlarlo. Mi ricordo distintamente lo sforzo di resuscitarlo, sbattevo le palpebre attonita, chiedevo inglese e il mio cervello mi dava tedesco. Adesso del tedesco ha fatto quasi tabula rasa non usandolo mai, anche se ogni tanto in sogno lo parlo, viene fuori da chissa’ dove.

Spero che due lingue dentro siano come una palestra del cervello, che me lo mantengano agile anche da vecchio e che continuino ad espandersi come l’universo piuttosto che erodersi spazio. A volte sembra di aver smesso di assorbire in inglese, spesso conosco le parole che incontro ma non sarei capace di sceglierle attivamente quando sono io a parlare, piu’ sono corte e peggio e’, non mi danno il tempo di ricordare. Chissa’ se ci vogliono anni, o solo piu’ impegno, o se alla fine va bene cosi’ perche’ il cervello tiene quello che serve, il resto lo butta per fare spazio a cose nuove e utili, come in Inside Out.

C’e’ una cosa che mi fa sempre ridere quando succede, soprattutto quando sono in Italia: sto parlando in italiano, parlo parlo e dico una parola in inglese. Click, e’ come spingere la levetta di un interruttore, oppure quella leva nelle stazioni che risetta i binari e fa cambiare corso al treno. Sentendo la parola inglese il mio cervello si adatta e le parole successive escono in inglese anche loro, spinte fuori dalla logica dell’abitudine e dell’adattamento. Mi fa sorridere il loro zelo, si guardano intorno fuori luogo chiedendosi perche’sono state interpellate, in uno sbuffo spariscono sostituite dai suoni italiani ma restano sull’attenti appena dietro le quinte, pronte a uscire quando serve.

L’importante, alla fine, e’ che non capiti piu’ di sentirmi ordinare una bottle di Pinot grisgio.

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27 comments

  1. Come ti capisco… passare in ufficio allo spagnolo e al francese oltre all’inglese mi fa arrivare la sera infinitamente stanca e mi fa venire voglia di parlare solo in italiano 😓

  2. Io l’italiano lo parlo davvero poco qui a Glasgow tant’e’ che a volte, se sono al telefono con i miei, faccio fatica a ricordare delle parole. Per non parlare dello scritto: non sono piu’ in grado di scrivere email di lavoro in italiano. Dramma.
    A me le lingue sono sempre piaciute, le studio da tanti anni e il mio unico, grande rimpianto e’ non essere riuscita a farne un lavoro…

    • Ma dai, mi stupisce questa cosa e non me la immagino ma in effetti se cambiassi lavoro e perdessi la quotidianità in italiano… ma il cervello, o sogni e i pensieri in che lingua sono?

  3. Ho sempre pensato a che lingua pensa unexpat all’estero !! Deve essere un continuo “rigiro” di assonanze da una all’altra proprio come dici te:-)

  4. Oh, come ti capisco! A me succede, diciamo, più per “settori”… capita, ad esempio, di cambiare discorso e con il nuovo argomento – click! – entra in gioco una nuova lingua, poi ritorno all’argomento precedente o passo ad un altro ancora e – click! – altra lingua 😧
    Il bello è che finchè tutti questi click avvengono nella mia testa non c’è problema, quasi non me ne accorgo; ma quando capitano mentre sto parlando con altre persone, ecco che la situation si fa un po’ awkward 😒😅

      • Sì, infatti! Chi ci conosce sa, chi non ci conosce penserà che siamo matti 😁😃😄
        Ti faccio un esempio freschissimo, di ieri pomeriggio: lezione universitaria in inglese -> parlo ascolto scrivo in inglese, chiedo spiegazioni ai compagni seduti vicino a me in inglese. Una lingua. Ok. ✓
        Alla pausa chiacchiere in inglese con i compagni stranieri e in italenglish con i compagni italiani. Due lingue. Oook. ✓✓
        Al cambio di lezione mi chiama un’amica lettone che verrà a breve in vacanza in Italia -> parlo ascolto in russo. Tre lingue. ✓✓✓ Ok… 🙈
        Alla fine non sapevo più se il mio interlocutore capisse o meno ciò che gli stavo dicendo 😦😅

  5. Poi quando si sta fra gente con cui condividi 2-3 lingue, ecco, l’accozzaglia vincente! Io non ho il click, mi esce una parola in italiano, ma poi continuo in spagnolo o inglese, però appena so che qualcuno condivive con me tutte le lingue che parlo, faccio il minestrone linguistico!

  6. Non avevo mai pensato a questo aspetto! Stimolante aver dentro diverse lingue che fanno la lotta per invadere la tua mente 🙂 sembra tutto sotto controllo e poi ti capita di ordinare in inglese mentre sei in Italia senza rendertene conto ihihih aspetto positivo? La trovo una cosa affascinante 😅😊😊

    • Affascinante e anche ilare, se vedessi che lista della spesa tiri fuori, dopo qualche anno all’estero… le parole italiane in certi casi proprio non ti vengono e le butti giu’ cosi’ come le ricordi in inglese. Tanto, alla fin fine, l’importante e’ che sai cosa devi comprare! 😀

  7. Il Pinot Grisgio e PinoCCio e il carpatcho… mi piacerebbe tanto sentire me parlare inglese con le orecchie di un inglese, secondo me non e’ che suona tanto differente, quando si tratta di nomi 🙂

    Mia madre con me ci ha rinunciato, ormai. Quando mi sente switchare all’inglese nel mezzo della conversazione, aspetta che finisco, che me ne accorgo, che faccio rewind e le ripeto in italiano quello che ho appena detto. La faccia che fece la prima volta in cui successe fu impagabile, pero’! 🙂

  8. io sono arrivata a tradurre letteralmente in russo l’espressione “rompere le scatole”. che ovviamente poi quando lo dici in slavandia ti immaginano accanirti con un martello contro gli scatoloni di ikea

  9. Una volta mi sono incartato parlando in italiano e non riuscendo a trovare la giusta traduzione per “officer”. Tutte le lingue che sappiamo, come altre abilità, restano nella struttura della rete (neurale) per sempre, e anche se ce le dimentichiamo, le possiamo ri-apprendere con uno sforzo ridicolo rispetto a quando le abbiamo imparate la prima volta.

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