Me lo ha detto il DNA

Secondo voi perché anche quando possiamo essere noi stessi nell’abbraccio di un divano e dimenticare che il mondo esiste fuori dal tepore di un salotto autunnale decidiamo di andare a fare una passeggiata in montagna?

Questa domanda me la sono fatta spesso, aveva solo altre forme. Mi chiedevo che com’è che non si ci ferma, non ci si accontenta e ogni tanto si rincorrono rischi per amore, paura, ambizione. Lo si vede se si guarda un uomo o un’umanità, le deviazioni e le ascese impossibili sono sempre parti avvincenti della storia.

Mi calma i sensi pensare che l’ignoto non a tutti faccia paura, che la sua ricerca sia alla base della natura umana e della sua evoluzione. I miei movimenti sono quelli del mondo alla fine, ce lo abbiamo tutti scritto.

Essendo il risultato di millenni di lotta disperata per la sopravvivenza, dunque, in questa domenica folle di tempo si parte per una gita, me lo ho detto il DNA.

E io lo ho guardato più o meno così:    

Non so se avete mai fatto una passeggiata sotto la pioggia che diventa grandine che diventa neve. Credo che tutto sia possibile, ma non con gli occhiali. Se hai gli occhiali forse muori perchè non vedi più niente e infatti poi cadi, scivolando sulle pietre viscide e nemiche. Specialmente all’inizio di un’ascesa ogni cosa è nemica: il tempo, il freddo, la fatica e soprattutto tu dentro che maledici le tue scelte domenicali e il tuo DNA fallato.

 

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Poi però ci si abitua al freddo, il tempo si rasserena e si comincia a intravedere la cima. Davvero a un certo punto diventa tutto bello e ti ricordi quando prima avresti voluto tornare indietro e sei felice e orgoglioso di non averlo fatto. Sarà utile da ricordare la prossima volta, e quella dopo ancora. Sono sempre impressionata quando mi do il buon esempio.

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Mi piace sulla strada del ritorno iniziare a pensare a cose calde, la macchina che si avvicina, immergersi in una vasca da bagno, togliere queste calze lacustri. E’ incredibile il potere dell’immaginazione, piccole cose per tenerti insieme dentro mentre fuori le dita congelano e il naso cola, cola.

Eccoci qui, siamo arrivati. Via le scarpe, fuori i panini: brie, prosciutto e patatine, come mi ha insegnato il mio pezzo di DNA scozzese.

 

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12 comments

  1. Nella prima foto mi ricordi Woody Allen; non sembravi fidarti troppo del tuo DNA in quel momento.
    Comunque è curioso, quando vivi in piemonte, senti parlare nei tuoi post di montagne e vedi le tue foto di collinette innevate la sensazione è buffa!

    • ahaha sai che la montagna nemica di cui parlo in questo post è in realtà una collina, proprio come il tuo occhio piemontese ha sgamato. Ciò non toglie la fatica pazzesca che ho fatto. Firmato: Woody.

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