Triathlon, di come portarsi lontano

Avere progetti a me serve per dare senso al tempo che passa, non potrei vivere di pigrizia come facevo da bambina e adolescente, la colpa mi ridurrebbe in torsolo di mela.

Inoltre ho bisogno di dare senso a me stessa, raggiungere obiettivi che alimentino la mia autostima e ricostruiscano dove è crollato. Il conforto che trovavo nei libri e nell’attribuirmi un profilo intellettuale in questi anni da trentenne è stato sostituito dalle soddisfazioni dello sport, avere carattere è diventato una forma di resistenza alla fatica e il superare i limiti imposti dal corpo.

La parola sport viene dall’inglese disport e significa divertimento. Il termine latino all’origine è deportare, col significato di portarsi lontano, teoricamente uscire fuori porta dalle mura cittadine per svolgere attività fisiche ma per me piuttosto un portarsi lontano da qualcosa, e ognuno ha i suoi punti di partenza.

Con questo in mente a fine giugno ero alla ricerca di un progetto, lo mettevo mentalmente alla fine dell’estate per darmi il tempo di prepararmi e forse ripetere l’anno precedente, in cui a inizio ottobre avevo corso una mezza maratona. Quando ho letto per caso un post di Moky dall’America mi son sentita un po’ folgorata, ho pensato che quello avrebbe potuto diventare il mio progetto. Per questo amo la condivisione: le nostre storie, quando lasciate andare, fanno la differenza nelle vite degli altri in modi inaspettati e con ampissimo raggio. Grazie Moky per l’ispirazione e i consigli.

Non ho parlato tanto del progetto perchè mi sembrava più grande di me e non volevo diventasse la storia di una promessa non mantenuta, l’ho detto a qualcuno solamente e mettendoci intorno un sacco di riserve.

Volevo fare un triathlon ma non sapevo nuotare, però sapevo stare a galla e arrancare in acqua come una gallina. Non so se vale, pensavo, quanto tempo ho per imparare? Undici settimane, con quattro viaggi di mezzo.

750 metri di nuoto, 20 chilometri in bici, cinque chilometri di corsa. Proviamoci.

A nuotare mi insegni tu, senza te sarei ancora attaccata a bordo vasca come una cozza con le palpitazioni. Nuotare è faticosissimo per me, ad ogni lunghezza mi devo fermare per riprendere fiato. La prima volta che riesco a nuotare per 32 vasche sono così felice, chi ci avrebbe creduto, ci ho messo quaranta minuti ma è successo davvero, due mesi fa non avevo idea di come si nuotasse a stile libero e invece adesso vado nell’acqua senza cadere, ancora e ancora, e più nuoto e più divento capace e con meno paura. Credo sia quella che mentre incedo mi tiene la gola stretta e mi fa impanicare, ci vorrà ancora un po’ prima di liberarmene del tutto. Solo a due settimane dal triathlon decido finalmente che ci provo davvero, dopo aver quasi abbandonato l’idea visti i fallimenti in vasca.

Per la corsa spesso andiamo al parco a fine giornata, ogni volta facciamo solo il minimo indispensabile, cinque chilometri e non di più, non spingiamo i limiti che già stiamo spingendo da tutte le parti, correndo, pedalando, nuotando. E’ bello rivivere l’estate col ricordo di quelle corse, messe tutte insieme fanno una muraglia cinese di fine pomeriggi, nuvole enormi e fiato corto corso di fianco alle mucche delle Highlands.

La bici quasi ce la dimentichiamo, sappiamo come andarci, dovrebbe bastare.

IMG_4190

Quel giorno all’arrivo io sono vestita come chi va al supermercato a comprare le uova, intorno sportivi seri con bici serie, vestiti per bene. Eyemouth è un posto di mare sulla costa a East, è bello essere venuti qui in viaggio, aver attraversato in orizzontale il paese.

Verso il Triathlon

cia vado a fare la spesa

Non sono nervosa finchè non mi ritrovo nella piscina, cinque per corsia, contano i secondi alla rovescia, via. Che agitazione, bevo un sacco di acqua, mi fermo, inizio a nuotare in tutti i modi possibili e intanto conto le lunghezze. Dopo trenta minuti di mosse in stile nuoto sincronizzato e l’incitamento degli spettatori che in quanto ultima persona del turno mi dicono dai che è l’ultima vasca! esco vacillante tra gli applausi e corro alla bici. Mi asciugo alla carlona, metto una maglietta sopra il costume, i pantaloncini e inizio il percorso . A quanto pare dal resoconto di un esperto di triathlons con cui parliamo, non se ne è mai visto uno così in salita. Infatti i primi dieci chilometri sono per la gran parte in ascesa. Sono un bel momento: il nuoto è fatto, non ci posso credere, ho bevuto mezza piscina danzando tra dorso, rana e bracciate stile libero, è fatta, ora devo solo pedalare. Sono solo io, intorno a me la campagna, le pecore, di nuovo ho l’attitudine di chi va a fare la spesa, mi piace questa calma. A conferma che l’universo è con me vedo una cosa che cerco sempre quando vedo campi, ne avevo visto foto e pensavo fosse mitologica ma eccola, proprio oggi e qui: in mezzo al campo una pecora che mangia l’erba con le zampe frontali raggomitolate! Da oggi la cercherete anche voi, vi passo il testimone.

foto di prepertorio
foto di prepertorio

Dopo un’ ora e quattordici minuti poso la bici e niente, inizio a correre. Non c’è più spazio per dire basta, a questo punto si finisce. Mi fa male sotto la costola come se mi avessero sparato ma a parte questo il corpo funziona ancora, sa che a trenta minuti di corsa siamo sempre sopravvissuti, lo dicono i fine pomeriggi a Pollock Park con le mucche e me lo ripeto io, mi concentro su quello che mi circonda, è bello attraversare questo posto sconosciuto, il ponte, il porto.

E poi finalmente ecco il traguardo, eccoti: ce l’abbiamo fatta!  Due ore e venti minuti di nuoto, bici e corsa, un tempo lunghissimo per chi fa sul serio uno Sprint Triathlon, un tempo perfetto per me.

verso il traguardomontmort

Winner!
Winner!
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37 comments

  1. Grandissima !!! Mi sono emozionata . Mi sembra impresa eroica . Ma capisco la tua esigenza di obbiettivi e sono anche io alla ricerca del mio . Chissà forse prima o poi lo troverò . E dopo moky ora tu mi state davvero insegnando molto . Un abbraccio e grazie

    • Dovresti vedere come gli ho cucito bene le tasche col filo bianco a questo povero cappottino… comunque si’ lo adoro anche io! io ce l’ho e tu nooooo 😀 scusa ogni tanto con te regredisco.

  2. You’re welcome, Riru… e congratulazioni!!! Hai raggiunto una grande vetta anche tu!! E anche tu ti meriti il middle name giusto: da ora in poi sarai conosciuta come Riru Badass in Glasgow….
    Che posto stupendo, pero’…. chissa’ mai che vengo a farne uno da te!!! O magari vieni qui a farne uno insieme… 🙂 Si può fare, no?

  3. Riru, come al solito io mi sento stremata solo per aver letto tutte queste imprese. Io, che mi dedico solo allo sport passivo (i.e. vedere le olimpiadi in streaming mentre lavoro), ti stimo un sacco. Ora riposati però, eh, che sennò non riesco a riprendermi!

  4. Grandissima Riru, riesci sempre a stupire. Quel pittogramma sul braccio è forse un “4” scritto con un pezzo di legno carbonizzato?… sa molto di Cast Away 😀

  5. Bravissimissima Riru!!! Davvero, sei fenomenale! Quanta energia e quanta forza.
    P. S. L’8 ottobre torno a vedere Morrissey, questa volta a Cesena 😉
    Silvy

    • Gli inizi sono sempre i piu’ difficili ho letto in un libro un sacco di tempo fa, mi e’ rimasto in testa. Dai che hai un sacco di benzina per fare moto nei luuuunghi mesi autunnali.

  6. Wow, Riru! È fantastico sapere che la motivazione e l’ispirazione possono arrivare ad un certo punto! Il Triathlon è una di quelle cose nel check-list della mia vita ma…

  7. Sei il mio idolo, non so come fai, ma trovi sempre la grinta per arrivare fino in fondo e la determinazione per farcela davvero 😀💪👍

    • Lucy domenica sono salita su da una torre e sono due giorni che mi fanno male le gambe, 3 minuti di salita, capisci! A volte non ho manco la grinta per salire le scale 🙂 ti abbraccio, grazie del sostegno!

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