Aggrapparsi all’acqua

Oggi sono andata a nuotare, lo faccio spesso ultimamente, esploro nuove dimensioni. Io non ho mai saputo nuotare molto, una volta c’era la corrente forte e a momenti muoio, menomale che c’era Kiki che mi traeva in salvo come una sirenetta con un attaccapanni di  marmo e poi la sua mamma ci ha dato della focaccia buonissima, noi appena adolescenti in Liguria al mare.

Nuoto e mi accorgo che non capisco l’acqua, il mio corpo ci affonda, lo sento che fraintende le potenzialità del contorno: nell’acqua ci puoi volare se impari il movimento, a me mancano le ali, sembro un pollo. Ci sono vari problemi che cerco di identificare e correggere, il mio sogno è riuscire a fare più dei 25 metri di una vasca senza sentire il cuore esplodere e il fiato scapparmi da dentro. Competo coi vecchi che fanno lunghezze a rana senza interruzione, competo coi sovrappeso, mi riduco a sfidare mentalmente i bambini coi braccioli: niente da fare, arrivo alla fine dei 25 metri senza un soffio di aria per girarmi e continuare. Ho provato a rallentare, a respirare ogni tre bracciate oppure una, ho tenuto il fiato in un’apnea pazza e seguito chi diceva di buttarlo fuori subito per fare spazio al respiro successivo. Arrivo sempre senza respiro alla fine dei 25 metri, ogni tanto penso che forse mi impanico, questo spazio liquido non fa per me.

Sono contenta però che un mese fa non sapevo nuotare a stile libero e adesso si’, mi piace nuotare con chi me lo ha insegnato, amo le gite dopo lavoro e condividere una borsa da sport. In piscina seguo le donne pesce e mi immergo per vedere i loro movimenti, sott’acqua sembra che ballino il primo passo della macarena, il braccio si torce come un turacciolo e il corpo attraversa l’acqua con propulsione, cerco di copiare i loro gesti senza fatica ma arrivo sempre stanchissima, loro ballano e io faccio la lotta, ogni splash è l’acqua che cerca di sfrattarmi e io che mi ci barrico dentro.

La forma dell’acqua parte dalla mente, a volte in rari momenti di rivelazione sento che la bracciata va a segno e mi fa muovere veloce, divento uno squalo con la pinna. In quei momenti di antigravità solco lo spazio in orizzontale come una freccia e con la punta delle dita mi aggrappo all’acqua per lanciarmi nel moto successivo, è un flusso che funziona finchè non si avvicina il bordo della piscina e mi esplode il cuore, mi devo fermare per riprendere fiato.

Io vorrei che questa fosse la storia di un successo e non quella di un infarto. Vediamo.

I wish I were a fish
I wish I were a fish
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22 comments

  1. Bello bellissimo nuotare! Per me è proprio il contrario, mi sento libera, leggera e danzo, a volte vado sotto e mi dimentico di respirare perché non ce n’è bisogno in un posto così perfetto. Però è da tantissimo che non vado al mare e neppure in piscina 😦

  2. Insisti ce la puoi fare 🙂
    Io ho imparato a nuotare a 17anni e dopo 8 giorni di corso.. broncopolmonite.. a 23 ho riprovato ed ho perfezionato lo stile.. ok serve allenamento ma quando impari a come muoverti, l’acqua diventerà tua amica!

    E mal che vada un bel bagnino verrà a salvarti 🙂

  3. Se scopri come si fa a diventare pesce fammelo sapere. Io sono nata e cresciuta al mare in Liguria e ancora vado lenta lentissima, il perchè non lo so. Comunque a me la lentezza piace, mi rilassa nuotare lentamente, chiaro che se avessi un’alligatore alle calacagna, ecco, un pelino più veloce vorrei esserlo pure io 😀

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