Napule e’ per me

Mi ricordo che l’ho scoperto quando a Glasgow lavoravo in un ristorante di sorrentini, piu’ di sette anni fa. Sono belli i ricordi di quel tempo, la luce che entra dalle vetrate grandi mentre apparecchio i tavoli, l’atmosfera di famiglia, i colleghi che diventano amici, le corse dall’universita’ al turno delle sei. La selezione musicale a disposizione era la solita dei ristoranti italiani all’estero, sequenze di canzoni che si ripetono in loop a tutto volume giorno dopo giorno, note che ti accompagnano mentre prepari la sala nella calma del pomeriggio e sono ancora con te la sera mentre apri la porta della cucina col sedere, con una nuova comanda e le braccia piene di piatti. Mi ricordo di Zucchero, Gigi D’Alessio, Anna Tatangelo, la Pausini: io universitaria sovversiva del nord che a sentire ti amo in una canzone mi veniva la faccia da Daria sentivo ‘sta musica e pensavo di essere in uno scherzo musicale, avrei preferito registrazioni di gatti in calore.

Allora appena potevo andavo allo stereo e mettevo lui, che pensavo non mi piacesse ma che dopo due ascolti mi aveva convinto il cuore con quella voce strana e quel modo di fare che mia mamma direbbe da napoletano, origine che tiene un sacco di cose dentro, e lui le teneva tutte.

Mi piaceva perche’riusciva a riassumere in una canzone di cui neanche capivo le parole tutto quello che vedevo ogni giorno nei miei colleghi di Sorrento, quel mondo del sud a me sconosciuto pieno di cuore e immensita’ e malinconia e bellezza, e poi con la sua musica mi parlava direttamente alla pancia, anche se di amore non volevo sapere lui me lo infondeva con le note, e poi era bello sentire con la testa la poesia delle parole semplici e corte, quello stile non convenzionale e tradizionale insieme e quell’inflessione che per me ormai era un po’ casa e un po’ famiglia, con tutto il tempo che passavo li’ dentro a bere espressi e osservare dialoghi indecifrabili.

Lui non lo sapeva ma era questo per me, la scoperta di un mondo, il ricordo di un tempo della vita. Bello quando qualsiasi cosa tu faccia, con la musica, l’esempio, le parole, lasci il segno in un’altra vita, conosciuta o sconosciuta che sia.

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12 comments

  1. Cara Riru, forse questa e’ la mia preferita di Pino Daniele.
    I suoi versi, come ad esempio “Napule e’ a voce r’e criatur c sagli chianu chian e tu sai ca nun zi sul” racconta con una densita’ estrema la bellezza di un certo Sud.
    Grazie per aver condiviso.

  2. Che belle parole hai scritto. La notizia mi e’ arrivata proprio al mio rientro da dei bei giorni vicino a Napoli, mi fa uno strano effetto.

  3. Eh, io sono nata e cresciuta in una parte di sud non troppo lontana da lì, e a Napoli ci ho poi vissuto da studentessa universitaria.
    E sì, anche a me quei versi citati nel commento qui sopra danno sempre i brividi. Nonostante, nella fase finale dell’università, avessi sviluppato un rapporto di più odio che amore con Napoli, dovuto più che altro alla quotidianità che a volte diventa pesante da vivere, ne riconosco la magnificenza e mi commuovo sempre quando ascolto certe canzoni o leggo certe cose. Pino Daniele esprimeva alla perfezione Napoli.
    Riru, con la tua descrizione mi sono anche rivista in un ristorante di Tokyo qualche anno fa, mentre apparecchio tavoli, porto piatti, e Laura Pausini, o Giorgia, o Eros Ramazzotti, cantano in sottofondo 🙂
    Ciao!!

  4. Ciao Riru,ti seguo ma non mi ero accorta che avessi scritto un post su ‘Pinuccio’.Io sono napoletana e Pino manca. Manca per le strade incasinate e nell’aria che sa di mare.
    Manchera’ sempre. Pino Daniele e’ Napoli.
    GRAZIE GRAZIE GRAZIE.

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