Una giornata incatenata

Oggi a Glasgow c’era il sole e sono uscita in bicicletta. Uscire in bicicletta è bello ma solo se la tua catena non si incastra e tu devi trasformarti in uno scassinatore. La bici è parcheggiata nella strada principale del Southside, io indosso una maglia col cappuccio che mi fa sembrare un’adolescente furtiva, il sole splende e permette a tutti i passanti inclusa la polizia di vedermi mentre lotto con la bici incatenata. Questa catena a combinazione è costata quattro pound e ne vale zero, impreco per la mia scelta nei sistemi di sicurezza, tiro e inserisco i numeri che dovrebbero permettermi l’accesso al veicolo ma non c’è verso di sbloccarlo. You need help mi chiede il tizio del chiosco ventiquattrore appoggiato all’ingresso del negozio, mi osserva da un po’ e si sta appassionando al mio caso. Per aiutarmi inizia a assalire la catena, tirare con forza e martellarci sopra, diffidare del pin che gli dico e inserirne altri a caso. Ogni tanto mi abbandona per tornare nel negozio a servire i clienti che entrano, io continuo coi miei tentativi alla luce del sole mostrando col body language che la bici è mia, sto solo avendo problemi a rientrarne in possesso. Il mio complice torna con uno strumento simile a un cacciavite, prova a scassinare il lucchetto, ogni tanto mi chiede is number right e si guarda intorno come solo un ladro. Alla fine torna con delle cesoie e mentre lui serve i clienti io taglio con naturalezza e soddisfazione da vendetta i fili di acciaio. Non faccio in tempo a stupirmi che nessuno mi dica niente che un individuo si ferma a guardarmi. Compio l’errore di scambiarci uno sguardo proprio nel momento in cui un lacrimone gli casca da un occhio. Are you alright mi dice e poi procede a spiegarmi con un interessante accento di Glasgow che la scorsa settimana ha comprato una bici molto economica a cinquanta pound che ha perso la catena dopo cinque minuti e lui è quasi finito sotto il pullman, ma non proprio, e adesso sua mamma ha pagato il deposito per lui e deve andare con lui a prenderla, gli hanno detto così sennò non gliela danno, eh? Cosa? Dove? Il discorso ha perso il filo logico da un po’, io annuisco attenta con le cesoie e la catena divelta in mano, il mio interlocutore potrebbe essere un regolare assuntore di droghe pesanti, forse per questo il suo discorso pecca un po’ in coerenza ma alla fine chi sono io per giudicare, anche io a spiegare le cose non sono brava. Esce il mio complice dal negozio, drogaman ciclista intanto mi dice che se fossi stato un uomo mi avrebbe chiesto cosa diavolo stavo facendo a tagliare una catena così ma invece io ho la faccia da persona affidabile, e è bello che la gente vada in bici e faccia attività fisica, la sua bici gliela hanno rubata anche se era brutta la aveva costruita lui con delle ruote enormi che andavano velocissimo, costavano trecento pound, e il manubrio, com’era grande il manubrio, beh allora buona giornata, stammi bene mi dice stringendomi la mano. Restituisco le cesoie al mio complice imperturbabile, faccio il segno di vittoria mostrandogli i resti della catena, scappo.

Prossima volta esco in macchina.

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