Try harder

L’altro giorno dopo un pic nic al parco sono andata al Glad Cafè. Avevo un fiore rosso in testa che dovevo restituire alla mia amica Sam, un vestito, scarpe da ginnastica con buco e le chiavi al collo come da consolidata tradizione internazionale. Mi piace girare per il mio quartiere come se fosse una stanza di casa e poi se c’è il sole Glasgow diventa una città di mare, con i torsi nudi e la gente che si stringe nei dehors è quasi come essere in un carruggio a Varazze – cosa non si inventerebbe la mente per sopravvivere e quanta distanza c’è in un quasi.

Siamo andate al Glad Cafè per una serata dedicata alla wilderness, è stato bellissimo e mi ha riempito di ispirazione come una di quelle paste della domenica piene di panna. Io lo so che voi passate di qui per leggere assurdità ma questa serie di cose la voglio condividere, che vi dia una spinta nei giorni di blu.

La prima sono state le poesie di
Helen McClory, l’ho ascoltata leggere parole belle con il suo accento scozzese e a me hanno fatto l’effetto di quando ti viene spiegato il senso di qualcosa che tu sapevi solo col corpo. Le ho scritto stasera per farmi mandare l’estratto di Trail, c’era un passaggio che mi era rimasto incagliato nella testa:

[…] I flowed down the line on my little map. Walking is a form of narrative. The original. Each step a word. Each measure of pace from that pole to this turn off, a paragraph. If there is nothing you can understand, take a walk, and the order of things will fall a certain way, as if in place. And you can call them in place, and make that your story of the hour. But we bring a lot to our walks, and must carry these things. […].

La seconda cosa speciale è stato un corto, Push It, di Jen Randall. Ci sono tante storie in venticinque minuti, non importa se non vi interessa arrampicare, si parla di fatica, sforzo, tenacia, disperazione e se avete uno sport – o se avete una vita – vi suonerà tutto familiare.

Io l’ho trovato bello, mi piace che siano tutte donne e mi piace pensare che se c’è la fanno loro c’è la posso fare anche io, se ci provo di più. Ogni tanto ti devono ricordare che tutto quel dolore in mezzo è per l’espiazione poi finale, così non ti viene da mollare tutto quando ci sei dentro e ti si è allagata la prospettiva.

Visto che già mi viene da lasciar perdere lo scrivo qui, come un patto col mondo: mi sono iscritta alla mezza maratona di Glasgow il prossimo cinque Ottobre.

Perché ogni tanto camminare non basta per le proprie narrazioni. Certe storie vanno di corsa.

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6 comments

  1. Wow! Bravissima! Io mi ero entusiasmata a vedere la mezza marathon a Greenwich, dove abbiamo conosciuto un’altra blogger e il suo ragazzo che era in gara. Avevo quasi pensato che iniziando ad allenarmi un anno prima forse anche io avrei avuto qualche speranza… Ma non ho mai iniziato gli allenamento. Per me i corridori restano esseri leggendari come gli unicorni!

  2. Belle ispirazioni riru. Anch’io avevo notato i torsi nudi appena arrivata a Glasgow, ti ricordi che maggio incredibile? Poi quando hai i gabbiani ti puoi immaginare di tutto.

  3. ..mi hai fatto scoprire cose nuove con questo post! Grazie!!
    Buon allenamento per la maratona…anche se prima, avrai un traguardo più importante da raggiungere!!!
    In bocca al lupo per tutto!!

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