Redemption call

La mia finestra si affaccia su una scuola elementare. Quando c’é lezione io sono a lavoro e quando torno è solo un edificio spento, ma stamattina ho lavorato da casa e ho visto l’intervallo, l’ho sentito dalla finestra chiusa superare la barriera del suono e dirompere nel mio salotto.

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I bambini sono stati liberati nel cortile umido per la ricreazione, me ne sono accorta perché si sentiva gridare. Io sono abituata a interazioni tra adulti, dove i volumi sono moderati e i passi adagiati al suolo, dove voce e incedere sono finalizzati a uno scopo. Era chiaro che i bambini non gridavano per dire qualcosa, non correvano per andare da qualche parte. Avevano solo un casino di energia! Questa scoperta dell’America mi ha fatto immaginare la pausa caffè coi miei colleghi, andare fuori invece che strisciare alla macchinetta del caffè sotto la luce artificiale del neon, correre nel parcheggio e poi fermarsi e poi rimettersi a correre e fare saltelli convulsi sul posto, sbattersi addosso come tacchini distratti e GRIDERE, ovvero quel mix di gridare e ridere che fanno i bambini e le donne coi nervi a pezzi.

Oggi pensavo che questa giornata non avesse avuto senso, di quelle che ti alzi ostile e sprechi ogni occasione di redenzione, e poi arrivi alla fine come una gallina senza uovo, chiedendoti

Cosa ne è stato di me oggi? Che risultati ho prodotto?

Quando sono in questo mood di imbruttimento mi tuffo nel disordine come una punizione, salgono i piatti da lavare, rovino il mondo.

A fine pomeriggio parlavo con Kiki e mi ha passato Franci, che ha due anni. Vuoi parlare al telefono Franci?

– Sì.

– Dove sei andato oggi Franci?

– al parco!

– e cosa fai stasera?

– la PAPPA!

– sei contento?

– SHIIIIIIII!

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23 comments

  1. Guarda se lavorassimo insieme potremmo provarlo l’esperimento alla pausa caffè su e giù per le scale gridando! (quanti piani ha il tuo ufficio?…no perché tu sei una maratoneta ma io….). E comunque come si fa a non essere contenti per la pappa?……ma in questo dolce post bisogna leggerci un lontano desiderio di maternità o una metafora dell’adulto che deve essere un po’ più bambino? 🙂

    • Tu hai troppe lauree poter leggere questi post, me li analizzi troppo bene! Secondo me mentre scrivevo ero confusa anche io, sono tipo tre potenziali post fusi insieme dalla figura del fanciullino e da quella della potenziale donna in età da figli. Comunque, SHIIIIII! A tutto mi sa.

  2. È la scena di un film! Devi girare un film così, dove in ufficio è come all’asilo e poi tutti a fare la ricreazione! Io un film così lo guarderei. Anzi, io in un ufficio con una ricreazione da autoscontro umano ci lavorerei. Di gusto. Un po’ come il pogo, senza la musica.

    • Autoscontro umano! Qui c’è gran cortesia tra scots,quando ci si incrocia ci si saluta e chiede come va,non capirebbero il concetto di autoscontro umano,molto efficace cinematograficamente.ma tu come faia lavorare da casa?a me è bastato un giorno per volermi buttare dal balcone che non ho 🙂

    • io mi ricordo che in biblioteca mi addormentavo. Come avrei potuto trovare l’energia per svolazzarti addosso come un tacchino? Forse peró. Con tutte le torte che facevo.marta ho scritto america nel post e ti ho pensato!

    • Chissa’ a che eta’ iniziano a scaricarsigli le pile. Devo riprodurmi al piu’ presto cosi’ passano gli anni di iperattivita’ e poi posso godermi la calma dei figli ventenni. a chi voglio raccontarla.

  3. Devi sabotare la macchinetta del caffè perché eroghi caffè corretto al whisky … O far saltare l’allarme antincendio (avvisando tutti i colleghi che è uno scherzo, meno il capo) e dandogli così un’occasione di disinamidarsi!

    … Però poi in fondo in fondo pure io questo post l’ho letto scritto dalla Rirumamma del futuro!

  4. sai che quando vado a prendere la viatrix all’asilo mi domando sempre se le maestre sono fatte di qualche sostanza per esser cosi’ imperturbabili in quel casino allucinante!!!

  5. Credo di comprenderti. Penso che appena ci si discosta dalla solita monotonia si comincia a notare ed a riflettere su cose che altrimenti passerebbero inosservate.
    Si percepisce o ci si ricorda di qualcosa che si desidera che inevitabilmente si confronta con quello che si ha. Credo che lo stato d’animo di “imbruttimento” sia dovuto proprio al fatto di non aver quel che si desidera che nel tuo caso mi pare la libertà d’essere se stessi senza troppe formalità dovute alla società in cui si vive. Non hai forse corso, come una bambina felice durante la ricreazione, quando eri tra i monoliti in mezzo alla natura? Penso che le scampagnate nel weekend siano per te una sorta di ricreazione dove puoi correre, saltare e gridare. Ma c’è anche, come suggeriva il primo commento, il desiderio, un pò istintivo, di essere mamma (che io non avevo notato xP).
    Oggi parlo come un filosofo x9 ahah (mi vergogno un pò quando parlo cosi! u,u).
    Non so se cliccare (Invia il commento) oppure cancellare tutto e scrivere solo “Credo di comprenderti”… bah tanta fatica e poi cancello?! click!

  6. E se a gridere non fossero degli adorabili bambini paffuti, ma le tue vicine ventenni che ululano “awwwwsome!” e “oh my goooood!” come se avessero ingoiato un megafono, cosa penseresti?

  7. Io non vedo l’ora di avere un bimbo solo per ricominciare a rivedere il mondo con quella gioia e innocenza che ti fanno dire “SHIIII!I” per un giro al parco e la pappa alla sera…

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