Dieci Chilometri

Un giorno d’autunno che non pensavo alle conseguenze ho accettato di fare una 10k, lontana in un futuro inoffensivo e torbido. Passate due stagioni mi sono ritrovata puntuale nella corsa una volta a settimana e morta dopo 30 minuti e 5 chilometri, che a correre non si impara senza costanza nelle scarpe. Il mio allenamento ha dovuto subire traumatiche inflazioni, aumentare frequenza e allungarsi nei tempi.

Tutto e’ cambiato nelle mie escursioni: quelle che erano gite convulse che mi vedevano persa in un parco ora diventano giri prescelti in un cui conosco la destinazione. Io amo molto fantasticare e tendo a fare le cose alla carlo ma per raggiungere chiari obiettivi ho dovuto rinnegare la mia identita’ di donna che inciampa e trasformarmi in un efficiente esercito monosoldato.

Prima di uscire preparo il mio orologio connesso con la Nasa, prendo le chiavi, infilo un fazzoletto nel reggiseno come le migliori nonne in circolazione. Un po’ di stretching, due sorsi d’acqua e sono pronta a partire.

Ogni volta che inizio a correre voglio smettere. Di solito il mio corpo mi concede di girare l’angolo al Royal Scottish Ballet e superare la stazione di Pollokshaws, a tre minuti da casa, e poi inizia a inviare messaggi di resa. Ora che lo conosco lo ignoro, ma ad ogni corsa mi sorprende per il variegato universo di dolori che mi propone. Il fiato si accorcia, fa male la pancia, prude l’utero. Il mio corpo si inventerebbe di tutto pur di farmi smettere questa marcia insulsa verso un domani di acido lattico e ginocchia scardinate. Adotto il metodo della madre e lo distraggo, gli prometto che siamo quasi arrivati, lo responsabilizzo. Grazie Andrea per il consiglio di fare sempre lo stesso percorso: funziona, mi offre la rassicurazione del viaggiatore abitudinario che non scopre nuovi mondi ma si accomoda in quelli conosciuti.

Mi ci vogliono venti minuti per abituare il corpo e convincerlo che possiamo correre e vivere allo stesso tempo. Amo i minuti che seguono, la tregua dal fastidio, la vittoria sui dolori superflui ma incisivi con cui mi bombardava il corpo sovversivo. Mi guardo intorno, ripenso il mondo, la mia giornata e le cose dopo. La corsa e’ come al supermercato, io sono in cassa e passo pensieri su quello scanner che dice il prezzo, chissa’ se ha un nome in italiano? Certi pensieri vanno veloci, li metti subito nella busta, invece altri te li rigiri, non fanno bip, vanno pesati.

Gli ultimi venti minuti sono un favore che mi faccio per arrivare all’obiettivo, cronometro sospiri: sei minuti per ogni chilometro versato, tre al traguardo. Io che avrei perso i treni pur di non accellerare, io che avrei fatto ginnastica in Doc Marteens.

Io che sono finalmente riuscita a correre dieci chilometri di seguito alla fine di un pomeriggio scozzese, e poi di un altro e un altro ancora.

Prima un’idea a me sconosciuta, poi un progetto, ora una data. E il 12 Maggio ci vediamo qui:

http://www.greatrun.org/Events/event.aspx?id=9

GO MONT!
GO MONT!
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33 comments

  1. 10 in un’ora è davvero un gran bel risultato, grande Awowa. Appena ti raggiungo corriamo assieme. Non è che usi quelle scarpe da bambino con le rotelle sul tacco, vero?

    • 😀 greta, complimenti per il sogno, che era bello grande! c’e’ un comico qui in uk che con pochissimo training ha corso una maratona al giorno per tipo 2 settimane. si chiama eddie izard. basta crederci!

  2. Io non ce la faccio Riru, mi cola troppo il naso quando corro! E poi mica c’ho i parchi scozzesi e le mucche pelose da ammirare da queste parti, forse è per quello che mi manca la motivazione (e anche le scarpe).

  3. Che bello, sono contenta che il tono dei commenti precedenti sia tanto simile a quello che penso io. In particolare dubito anch’io che sia possibile correre e vivere nello stesso tempo. Ma tu fra un po’ potresti fare soldi a palate entrando nel circuito degli oratori motivazionali americani e spiegare a tutti come si passa da couch potato a Ramba in pochi e semplici passi.

  4. Wow, ma sei Flash Gordon.
    Io couch potato invece, proprio come filosofia di vita.
    La corsa ogni tanto la faccio, specie nella bella stagione, mi barrico in casa quando vedo una nube (a Glasgow non potrei mai) ma ho le scarpe difettate che mi fanno venire l’unghia dell’alluce nera. Mi pare un ottimo motivo per smettere.

    • io ho scarpe comprate per 20 pound che se ci corri troppo rischiano di fare fumo, tipo plastica che si fonde. solo per questo non superero’ i 10km elle cara. crediamo entrambe negli ottimi motivi.

  5. Io l’ultima volta che, con grandi sforzi, sono riuscito a completare una 10k in meno di un’ora mi sono distrutto il ginocchio e sono stato fermo per un anno. Quindi il mio applauso va a te che hai dimostrato molta molta molto più resistenza del sottoscritto 🙂

  6. Bravissima! Bello l’elenco dei dolori che ti si propongono all’inizio di ogni corsa, mi pare di conoscerli bene 🙂 Comunque complimenti per la costanza e la resistenza, il 12 ti penserò.

  7. E brava Rirunner! Onorato per la citazione 🙂
    I dolori nella corsa sono come le gocce di pioggia, non cadono mai nello stesso punto.
    Adesso con le temperature miti cerco di farmi una mezz’ora al giorno. Peccato che la 10k che farai sia per sole donne…. io farò la 10k per soli uomini 🙂 di metà giugno

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