Il business trip

Giovedi’ sono partita per un viaggio di lavoro in direzione Milano, Italia. Il mio primo viaggio di lavoro, per cui ho scelto vestiti adatti – incredibile come un abito a pallini con una giacca diventi elegante – e solo scarpe alte, niente di comodo, per darmi un tono. Oggi infatti e’ sabato e sono scesa a fare colazione in pigiama e tacchi.

Da Glasgow sono volata in Olanda, perche’ nonostante io viva nella citta’ piu’ grande della Scozia non ci sono voli diretti regolari e bisogna fare scalo. A me piacciono gli aeroporti, sono luoghi peccaminosi in cui mi concedo sempre tutto, sono un pollo da spennare. Mentre di solito raccoglierei monete da un pence in mezzo all’autostrada, all’aeroporto il futuro non ha piu’ importanza, e io compro i giornali e un libro leggero e degli snack, e guardo i trucchi e ho comprato un rossetto Chanel perche’ fa alle mie labbra le carezze dei lamponi, e quel colore che senza imporsi agli occhi mi rende donna di business class.

Amsterdam e’ un hub enorme, un aeroporto con un centro meditazione, negozi di tulipani, milioni di destinazioni sui tabelloni. La mia e’ Milano, partenza 21.35, e attendo a lungo che spunti il gate mandando mail dal mio blackberry come una persona che sa quello che sta facendo. Alla fine, stufa e piena di scontrini di cose superflue, chiedo dove si trovi il mio gate. Malpensa? No, Linate. Piccolo dubbio di essere al terminal sbagliato, tutto ok, sono nel posto giusto e il volo e’ al gate B. Qui ti danno anche le distanze, 11 minuti tra me e l’aereo. Mentre vado controllo i fogli che mi hanno dato, sul biglietto non dice niente di che, sul tragitto che mi hanno stampato a lavoro dice che parte alle otto un quarto.

Alle otto un quarto?

Un pesante senso di consapevolezza si diffonde, alla buon ora, in me. Mentre accellero come un purosangue guardo il grande orologio sulla mia testa che dice che sono le otto e dieci. Sto per avere un infarto. Arrivo al desk della KLM con l’hostess che dice Linate? Yes! Too late. Non serve congiungere le mani con espressione affranta e assicurare che io posso correre. La mia valigia e’ gia’ stata sfrattata dall’aereo, prontissimo a partire.

Segue un umiliante momento al transfer desk della compagnia aerea, dove una intransigente donna olandese mi chiede come mai, se il primo volo era puntuale, non ho preso la coincidenza. Eh. Chiedilo al mio corredo genetico? La donna mi dice IT’S NO GOOD, facendomi sentire una allieva molto molto cattifa. E mi da’ un volo per domani mattina alle 8.35. Sul biglietto pero’ specifica di arrivare alle SETTE, sottolineato per bene, giustificando col fatto che ci sono lunghe code all’immigrazione. Io leggo il giudizio INETTA nei suoi cerchi.

Chiare istruzioni per persone NO GOOD
Chiare istruzioni per persone NO GOOD

Il resto e’ un insieme di cose belle: scrivere una mail al capo e lasciargli un messaggio in segreteria per dire che ho perso l’aereo e domani alle nove non ci saro’, considerare che questo e’ il primo business trip e forse l’ultimo, ripercorrere i momenti in cui aspettavo trepidante che il tabellone mi dicesse a che gate sarebbe partito l’aereo per Malpensa quando io andavo a Linate, come un volo che parte alle 21.35 da Amsterdam puo’ essere a Milano alle 21.50? E via dicendo.

Ora che so che l’aereo parte da C8, anche se sono le 21 del giorno prima mi rifiuto di allontanarmi da questa zona, e cerco un giaciglio nei dintorni. Io dormo ovunque, sono un meccanismo estraibile che si accomoda in ogni anfratto, amo il campeggio. Ma Schifpol o come si chiama il maledetto aeroporto di Amsterdam e’ un luogo infernale e gelido, io ho un vestito a pois, una maglia che ci vedi attraverso e uno spolverino giallo e passero’ la notte insonne, a soffrire un freddo crudelissimo e inevitabile, accomodata su un sedile a forma di tegolino, piu’ o meno largo come me, che modestamente sono piuttosto sottile.

Ufficialmente un incubo. Con una grande consolazione: il pensiero di poterne scrivere.

Ricordatemi cosi'
Ricordatemi cosi’
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43 comments

  1. Vabbe dai non disperare:) hai avuto un momento di distrazione .. Può succedere!!
    Spero che questo non ti precluda altri impegni del genere!! Alla fine sono cose che possono capitare :)http://blogpercomunicare.blogspot.it/?m=1

    • dopo lo scoramento sono seguite risate – sofferte in aeroporto perche’ faceva proprio un freddo polare – e invece grasse mentre scrivevo il post. la mia idiozia mi rallegra sempre. 🙂

  2. Noooo!! Io ho sfiorato molte cose del genere, ma non sono mai arrivata fino in fondo. Sei una grande, sei la mia eroina! Adesso però ti auguro che tutto il resto del viaggio fili liscissimo.

    • 😀 Io ho sudato come un maratoneta e visto il lato comico della faccenda. il fatto di essere in un aeroporto freezer ha reso il tutto molto molto meno divertente pero’!

    • thehe nooo dai, ormai era fatta! io ho auto la reazione dello scienziato che non si capacita di come si sia verificato un fenomeno. eho anche capito che non diventero’ mai un investigatore perche’ mi invento le prove.

  3. Mi è venuta un’ansia pazzesca e mi mancava il fiato …. ma sei una grande !!! Sei una donna BloggHer, l’ho detto io fin dall’inizio, perché niente, ma niente, neanche prendere un aereo può essere più importante che scegliere un rossetto Chanel di quel rosso preciso … anche se ci vuole 1 ora !! Ti stimo tantissimo e metti per gentilezza una foto del rossetto su FB ?! Ahahahahahaha grande Riru. Martina, quella di BloggHer women’s kaleidoscope

    • grazie martina! hai ragione, e’ andata proprio cosi’, ho passato 30 minuti a scegliere le tonalita’ perfette, mettere la mano sotto la luce, accostarla alla bocca. forse il quel momento l’altoparlante diceva RIRU MONT AL GATE, ma io ero davvero troppo busy.

  4. Post meraviglioso (se non fosse in fondo tristissimo!)
    Sappi che ti capisco e che questi errori possono succedere…
    E rendono la vita (e il blog) interessante!

    Continua a scrivere che vogliamo sapere come è finita…

    • Grazie Chotto! anche un po’ filosofico, vi ho posto di fronte a quesiti che sfidano le idee classiche di tempo e spazio, Milano Amsterdam 20 minuti, Shitpol macchina del tempo. A presto per aggiornamenti.

  5. Ahaha, mi piace il tuo spirito, credo che avrei reagito allo stesso modo (sentendomi una idiot ma felice di poterlo raccontare). Forse siamo patologiche!?
    A me è capitato un paio di volte di perdere la coincidenza per ritardo del primo volo, capisco perfettamente la consapevolezza che si fa strada quando è troppo tardi!
    Quando mi successe a Philadelphia nel viaggio di ritorno dagli USA ero con mrT e finì a tarallucci e vino, o meglio, a buffalo wings trucide e lardose -se dobbiamo farci del male dev’essere fino in fondo- in uno squallido motel vicino all’aeroporto.
    Comunque uno Skifhotel lo potevi pure trovare là attorno…ma alla fine vuoi mettere? Avevi il tuo rosso lampone di Coco a farti compagnia!

    • In effetti avrei potuto pernottare in qualche loculo, ma volevo autoflagellarmi e a lavoro avevano gia’ pagato per il mio hotel a milano. era troppo vip farmi pagare hotel multipli in giro per l’europa. ali di pollo fritte e luridone, e’ bastato questo per catapultarmi li’ con voi.

  6. Ooooo… almeno non sono l’unico ad aver fatto i 3000 siepi sui tapis roulant dello Shitpol :). Sono però stato più fortunato nonostante la svista imperdonabile.
    La scorsa estate arrivo da Glasgow. Il gate per Venezia chiude alle 20.15 (mi pare di ricordare), guardo l’orologio al polso, manca un ora e mezza, butto l’occhio al grande orologio e anche lui dice qualcosa di simile. Comincio a perdermi tra i negozi, tanto c’è tempo. Incuriosito dalle varie stagionature di Gouda e poi dalle sementi per tulipani, sento che qualcosa in background mi macina in testa, ma evidentemente il processo di elaborazione non giunge subito a termine. Manca 1 ora e 10 minuti alla chiusura del gate, il subconscio mi dice che è meglio se mi porto in zona viste le distanze siderali dell’aeroporto, così troverò posto per sedermi e aspettare. Però, simpatiche queste calamite a forma di zoccoli e intanto penso che il mio orologio non ha mai fallito, il cellulare poi gli da ragione, ha sempre funzionato in Scozia… Scozia. Fuso orario di Londra… Amsterdam, no… inizia la corsa!
    Arrivo al desk due minuti prima della chiusura, tutti erano gia saliti 🙂 .
    Grande Riru, spero che tu possa ricordare questa disavventura solo per averti ispirato questo divertentissimo post.
    Cmq, dopo aver “dormito” disteso sui termosifoni dello Stansted, la notte in aeroporto può essere da vero incubo.

    • che storia fantastica andrea, grazie! arricchisci i contenuti del mio blog con questi aneddoti. certo che paesi uno di fianco all’altro con fasce temporali diverse, prese di correnti diverse, soldi diversi. I cannot cope.

      • Ecco diciamo che l’averne scritto in questi giorni mi farà da promemoria per domani, anche se sto giro passo per Parigi.

  7. Affinità elettive. Io a Lisbona ho lasciato un telefonino e un Macbook nel nastro scorrevole della sicurezza. Quando me ne sono accorta ero già al gate. Per fortuna c’era un’ora di ritardo e son tornata indietro a recuperare quelle due cosette… Un’altra volta ho lasciato il passaporto al check-in.

    • bene bene dottore 🙂 anche io ho lasciato documenti al check in, e questa volta all’appello manca il caricatore del blackberry. certo che un macbook? sei una specie di comunista in disguise?

  8. …io ho dormito in vari aeroporti, ma solo una volta per aver perso l’aereo…a Stansted…per fortuna avevo il sacco a pelo con me, e sono riuscita a dormire un paio di ore. Poi il pavimento è diventato improvvisamente troppo duro per poter continuare, e tutte le poltrone disponibili erano già occupate… 🙂 Altre notti le ho passate sulle poltrone massaggiatrici, prima di essere buttata fuori dall’aeroporto di Pisa, dove ho continuato su panchine o sedie di bar nel gelo notturno!!

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