Le cose dentro i giorni

Settimana di cose senza vento, entro nei giorni la mattina alle sette e la sera mi congedo con un sospiro, la nostra camera è un’astronave di luce soffusa, dormo subito come un cane stanco. Amo questa stanza da letto racchiusa, per raggiungerla un corridoio, alcuni passi ed è notte.

La zona notte
La zona notte
Un corridoio
Un corridoio
addormentarsi
addormentarsi

Ieri sono andata all’ospedale di Glasgow. Io sapevo quello di Asti, invece questo era diverso, come Asti era grande. Sono andata a farmi ispezionare le interiora, che c’è un dolorino che non mi molla, che quasi ci si affeziona. Mi hanno spalmato di viscido e guardato attraverso, come fossi trasparente. Niente di strano si manifesta, io spero non si nasconda dietro a una cacca o un muretto, per poi sorprendermi un giorno che non ci penso.

Per andare all’ospedale ho affrontato le mie paure, guidare da sola per strade sconosciute, affidarmi a un telefono saccente di direzioni, solcare l’autostrada, parcheggiare. Asti, Glasgow, sempre uguale, nei parcheggi non confidare. Strizzo il volante come una lavatrice, mi geometrizzo per trovare uno spazio. Puntocrazia è un governo senza landa, sono già tardi, divento pazza e continuo a bere acqua, che per l’esame mi vogliono vasca. Alla fine trovo un quadrato di pace, in cima a un parcheggio torre, dopo rampe di ottovolante. Dentro l’ospedale tutto è civile, e questo un po’ mi sorprende. Trovo la cortesia, occhiali sorridenti che mi chiamano per nome, barelle che si fermano per aiutarmi a trovare la direzione.

Poi oggi sono tornata a casa e c’era il forno acceso, a un volume basso, pieno di tepore. Era così da ieri. Ma non sono stata io, è stato Colin. Sei scemo Colin. Ma ti voglio bene.

Io sono felice, ma la vita a volte mi dispiace. Quando fa cose che non ti sai spiegare, che ti viene indignazione del corpo, assenza di pensiero. Per un’amica che a Bologna sentiva i Radiohead e mi passava le sue emozioni, da peli sul braccio che si raddrizzano. Per le cose che perdiamo quando la felicità degli altri manca, per le ferite altrui, per il dolore degli amici che non ho ancora conosciuto.

Apri un blog pensando che non t’importa davvero, finisce che i blog degli altri sono sempre nei tuoi pensieri.

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16 comments

  1. È vero Riru, sarai un’epidemia di tristezza-bloggosa??? Sarà grave? Quella del forno però non l’ho capita! Non avete il riscaldamento a casa e Colin accende il forno per riscaldarla???

  2. Che bello tornare a casa e trovare il forno acceso….questo mi ricorda qualcuno che conosco bene…e che, a quanto sembra ha diverse cose in comune con il tuo Colin!! 🙂 Tutta l’acqua che ti sei bevuta ti avrà “purificata”! …mi piace il tuo corridoio..potresti addobbarlo tipo Galleria Vasariana!! 🙂

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