On The Road

La seconda settimana di lavoro è finita. Ho imparato i sistemi da usare in ufficio, come effettuare ordini e ritorni e le reazioni a un certo numero di azioni. Mi sento pronta: pronta in modo adrenalinico come quello che sta per saltare dal ponte per fare bungee jumping e si fa guidare dalla pancia, ma anche pronta perchè preparata. Sono settimane di concentrazione e assorbimento, in cui gli sforzi mentali sono bilanciati da equivalente impegno fisico, necessario per raggiungere il luogo di lavoro.

Tutto ricomincia ogni mattina, quando esco dalla porta nel buio della strada e mi avventuro verso la fermata del bus, marciando per 15 minuti su per la collina con i miei tacchi da business. Ogni giorno il bus mi sorprende con le sue apparizioni fuori orario e altera il mio equilibrio psichico. A volte lo inseguo, a volte lo aspetto, sempre lo insulto. Viaggiarci dentro poi mi piace, leggo Metro o guardo fuori mentre ci addentriamo nella periferia verde. Lavoro appena fuori Glasgow, in una specie di città in salita, circondata dalla campagna.

Scendo alla fermata insieme a un certo numero di polacchi che lavorano nella mia compagnia e insieme a loro cerco di attraversare un paio di strade in cui il semaforo pedonale odia i pedoni. Loro sono più avventurosi e si lanciano come conigli appena c’è uno spiraglio, io attendo composta a ognuno dei tre semafori antiverdi che mi separano dalla seconda collina della giornata, diventando sempre più pazza e pensando di scrivere al comune ogni giorno la stessa lettera. Non sono ancora le otto, sono sveglia da un’ora e mezza, è arrivato dicembre e scopro che la strada è ghiacciata.

Cammino come un pinguino elegante per un po’, poi provo a seguire il sentiero erboso ma così mi si bagnano i piedoni. Mi hanno parlato di una scorciatoia, la prendo e scopro che è fatta di fango e riesce ad essere scivolosa e bagnarmi i piedi contemporaneamente, una specie di fenomeno naturale di incredibile portata.

La Scorciatoia

Ormai delirante arrivo nel parcheggio dell’azienda, spuntando dalla collina di fango sotto gli occhi di colleghi fumatori. Forse pensano che abbia dormito nei cespugli?

L’Odissea è finita, sono alla scrivania. Tra otto ore dovrò tornare a casa, ma penso che quando nevicherà potrò farlo in slitta, e il ghiaccio sarà sciolto, e il bus sarà puntuale. La fatica non stanca i miei sogni.

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4 comments

  1. Chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non quel che trova…

    Ti racconti così bene che è facile immaginarti; mi dispiace per le difficoltà (anche per me il bus era un nemico) però mi fai anche ridere!

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