Io amo Glasgow, ma in questi giorni vorrei dirle di lavarsi. Ad ogni angolo c’e’ una puzza che mi assalta, facendomi incanutire.
Si tratta di sensazioni olfattive cosi’ multiformi che non ne riconosco piu’ la natura, e rimango in grande dubbio sulla provenienza. Salgo sul pulman e trovo ad aspettarmi odori di ascella antica, metallo fritto, cane bagnato sul divano. E’ un addio al sapone che mi stringe il cuore e mi porta all’apnea, nella speranza che respirare con la bocca non equivalga a mangiare la puzza. La strada verso casa non offre aria migliore, portando al mio naso ricordi di pasti e toilette, frutta morta e merdoni.
Quando ho conosciuto Colin mi ha spiegato l’espressione “Glasgow shower”, che quoto dall’urban dictionary: To apply aerosol deoderant to one’s pits and bits in order to avoid the necessity of coming into contact with water or, indeed, soap. Anche questo basterebbe.
Glasgow, ti prego, scopri il Febreze.
Mi manca la puzza di Glasgow, quella dei fritti che se ti sei lavato appena i capelli te li devi rilavare, quella dell’East End che è un mix di alcohol, ormoni, adrenalina e omicidi, quella del West End, di deodoranti alle roseciclaminimughetti delle ragazze mezze nude, quella dei bei ragazzi sbarbati che sorseggiano caffè da Starbucks e mi verrebbe voglia di andare a sniffarli … E soprattutto quella dell’aeroporto di Prestwick, fra l’umido, la plastica, la vernice e il legno, che ogni volta che atterro in Scozia mi accoglie e mi fa sentire di nuovo a casa. Mettimi un po’ di puzze sottovuoto e mandamele please.
Io amo l’odore dellla moquette e ormai anche quello dei fish&chips, che riempie di unto ogni molecola. Ma oggi sul pulman c’era odore di pollaio. How the hell?!